Dalle Azzorre a Gibilterra – 2a parte della Transat da Ovest a Est

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Dopo una sosta alle Azzorre, riprendiamo la nostra rotta verso Gibilterra. Questa tappa sarà un pò più semplice e meno impegnativa della precedente, ma non mancheranno certo le sorprese e gli incontri bizzarri.

Sono molto pignolo per quanto riguarda la sicurezza e, vista la situazione creatasi in barca nella prima parte del viaggio, ad un certo momento ho pensato di prendere l’aereo ad Horta e di tornare a casa. Ho dovuto combattere con me stesso perché, se da una parte avevo intenzione di mollare tutto, dall’altra parte non volevo rinunciare a quest’avventura dopo aver percorso 2/3 di strada. Poi, dato che la zattera era manutenzionata e personalmente ero a posto con il giubbotto, il PLB e il Garmin inReach funzionante, ho deciso di continuare il viaggio.

Al giorno d’oggi parleremmo d’incoscienza, ma se penso che fino a pochi anni fa questi mezzi di comunicazione non esistevano e si navigava comunque….

24° giorno di navigazione

24 maggio, alle 10.25 molliamo gli ormeggi e ci dirigiamo verso la costa sud dell’isola di Pico. La percorriamo a motore, dobbiamo portarci avanti per non rimanere nell’alta pressione che si formerà a Ovest di Sao Miguel tra domenica e lunedi.

25° giorno di navigazione

Arriviamo sopra Sao Miguel, il vento ci porta a Nord con una rotta di 45°. Guardando la meteo, dovremmo salire un bel pò per poi trovare i venti che ci porterebbero verso il continente. Troppo lungo. Decidiamo di virare e scendere a 170° per scapolare l’isola di Sao Miguel a Ovest. Durante la notte il vento dovrebbe girare e permetterci di navigare lungo l’isola con rotta Gibilterra. Finalmente oggi riusciamo ad avvistare due balene.

26° giorno di navigazione

26 maggio, durante la notte appena trascorsa abbiamo percorso la costa sud dell’isola di Sao Miguel. Il vento non è stabile sia in intensità che direzione, ma riusciamo comunque ad avanzare. Tra qualche giorno qui si formerà l’alta pressione e ci sarà una zona di calma che durerà qualche giorno. Dobbiamo assolutamente percorrere miglia e allontanarci.

28° giorno di navigazione

Terzo giorno con il cielo coperto, come previsto l’alta pressione si sta espandendo dietro di noi, mentre l’aliseo portoghese soffia vento freddo da Nord. Per lo meno l’aria non è più umida come la prima tappa. Ho finito i strati a cipolla indossati: di più non riuscirei a metterne, assomiglio all’omino Michelin. I movimenti in barca sono goffi e lenti. La giornata scorre come le altre, tra letture, scritture di articoli per il blog, chiacchiere e riflessioni sul mio futuro. Si, perchè uno degli obiettivi di questo viaggio era anche quello di prendermi del tempo per riflettere e decidere se al ritorno era il caso di mettermi in proprio oppure continuare a cercare un posto di lavoro.

30° giorno di navigazione

Ieri si ė rotto il bozzello del wang, il quale era già stato sostituito nella prima settimana del nostro viaggio. Ora non abbiamo più bozzelli di rispetto. È abbastanza incomprensibile partire per un viaggio del genere senza pezzi di riserva. L’alta pressione ci rincorre e abbiamo 6 nodi di vento al lasco, ovviamente dobbiamo andare a motore. Probabilmente non migliorerà fino a domani sera. Tuttavia non possiamo lamentarci, ė tornato il sole che in questi ultimi giorni non si era fatto vedere. Finalmente ci possiamo scaldare. Di una cosa sono certo: quel giorno che riuscirò ad acquista la barca, dovrà avere il riscaldamento. Oltre che a riscaldare l’ambiente, permette di togliere l’umidità e asciugare le cerate.

31° giorno di navigazione

Ci stiamo avvicinando allo stretto di Gibilterra, verso sera mancano 300 miglia. Nel pomeriggio è tornato un vento da Nord con 12 – 15 nodi, permettendoci cosi di aprire le vele e spegnere il motore. In questi giorni, parlando del cantiere a Monastir in Tunisia e del fatto che lasciano fare i lavori, è emerso che l’armatore ha cambiato lui le prese a mare. Un brivido mi assale: non avra mica preso quelle della “Brico” pensate per l’acqua dolce al posto di quelle utilizzate normalmente per la nautica ? Purtroppo guardandole cosi è difficile capire, ma il dubbio rimane visto che dopo solo un anno le maniglie sono molto arrugginite.

32° giorno di navigazione

Oggi avanziamo con vento al traverso, riusciamo a tenere una buona velocità. Ci stiamo preparando mentalmente per affrontare la burrasca prevista per stanotte e verso le 18.00 armiamo unicamente la trinchetta. Si avanza piano, ma quando arrivano le raffiche di 25 nodi la barca va comunque a 4,5 nodi. Sarà una notte interminabile e scomoda.

33° giorno di navigazione

Durante la notte appena trascorsca, chi aveva il turno di riposo in cabina dormiva comunque vestito, pronto per intervenire e aiutare gli altri due presenti in pozzetto. Abbiamo dormito poco. Io ho dormito nella mia solita cuccetta in dinette, dove ha iniziato ad entrare nuovamente acqua. Inoltre, quando la barca rollava e l’albero fletteva mettendo in tensione le sartie di dritta, nella stessa murata si sentivano dei strani rumori, come se le lande avessero un “gioco” nello scafo. Che ci siano delle infiltrazioni di acqua dalle lande e che queste siano arrugginite non ho dubbi, ma vai a sapere qual’è il loro vero stato.

L’idea di lasciare solo la trinchetta e di non utilizzare il genoa ridotto si è rilevata comunque una scelta azzeccata per ridurre le sollecitazioni in generale. Per la giornata sono previsti 15-18 nodi da NW e l’onda dovrebbe diminuire.

34° giorno di navigazione

Ci avviciniamo alla baia di Gibilterra, inizia ad esserci traffico dei traghetti che fanno da spola tra il continente europeo e quello africano. Ci troviamo nella situazione di dover manovrare velocemente, per cui stacchiamo il pilota automatico. La ruota del timone è diventata durissima. Un controllo e troviamo la causa: uno dei due cavi d’acciaio ha dei trefoli rotti che si bloccano all’imboccatura della guaina che fa da guida per andare verso il settore del timone. Decidiamo di non fermarci al distributore di benzina, ma di andare diretti a prendere il posto barca nel Marina Alcaidesa.

Gibilterra

Al marina conosciamo Vittorio, 77 anni, il quale ha deciso di partire da Jesolo con l’intenzione di percorrere 20 mila miglia in solitario. Già partito da Gibilterra nei giorni precedenti, è dovuto tornare indietro in quanto davanti a Tarifa ha colpito un oggetto non identificato, procurandosi un importante ematoma in faccia. Durante i giorni di permanenza a Gibilterra scopre che sono pratico di strumenti elettronici e mi chiede di spiegargli come funziona il Garmin InReach, in quanto non sa come scaricare la meteo. Provo a spiegargli come funziona, gira anche dei video con il suo telefonino per poterseli rivedere in un secondo tempo, ma non sono convinto che abbia capito. Mi chiede anche di verificare il suo chartplotter, perché secondo lui le mappe non sono più visualizzate correttamente. Verifico. Innanzitutto il sistema era impostato sulle mappe C-Maps mentre la sua carta SD conteneva le mappe in formato Navionics. Una volta cambiato il formato, mi rendo conto che ha solo le mappe per metà Mediterraneo mentre dalla Sardegna a Gibiliterra non c’era nulla. Altre schede SD non ne aveva: gli avevano detto che quella conteneva tutto il mondo.
In pratica stava navigando senza mappe !

Dopo circa un mese vengo a sapere che è ripartito verso le Canarie senza le mappe e che davanti a Casablanca, dopo aver fatto una manovra strana, il Garmin InReach ha interrotto il tracking allarmando i parenti a casa. Questi ovviamente hanno fatto avviare le ricerche tramite i SAR portoghesi e marocchini, mentre lui in realtà stava per atterrare alle Lanzarote.

Conclusione

Questa ė stata un’esperienza indescrivibile per me. Intendiamoci, non è stata una vacanza che ripeterei al volo, ma durante queste settimane ho imparato tante cose che mi torneranno utili in futuro. Inoltre con questa traversata ho quasi raggiunto tutti i requisiti per lo Yachmaster Ocean, l’obiettivo del iter formativo che sto cercando di portar avanti.

La navigazione in oceano di per se non ė più difficile della navigazione in Mediterraneo, ma è sicuramente diversa: si trovano venti piu forti e per lo più regolari. La prima settimana, a dipendenza del carattere della persona, ci si può trovare confrontati con disagi psicofisici: si vede la terra allontanarsi ben consci che per alcune settimane non la si vedrà più, si deve gestire il mal di mare generato dalle onde e dal rollio della barca oppure ancora prendere le misure con il resto dell’equipaggio per evitare conflitti e mantenere una buona atmosfera fino alla fine del (lungo) viaggio. Un altro aspetto è anche quello di far passare le giornate: è buona cosa organizzarsi già prima di salire a bordo prevedendo le attività da svolgere. Un consiglio è quello di portare tanti libri e materiale per scrivere…
Nel nostro caso, anche per via della burrasca, durante i primi giorni il luogo preferito è stata la cuccetta o sdraiati in pozzetto. Ogni movimento, come andare in bagno oppure cucinare, era difficoltoso e sembrava di dover fare uno sforzo disumano. Poi con il passare dei giorni il corpo si abitua e si torna alle attività normali.

Dopo un’esperienza vissuta l’anno scorso a Southampton dove avremmo dovuto fare più di mille miglia con una barca che non era pronta alla navigazione, questa esperienza della traversata Atlantica e quella di Vittorio che è in giro per il mondo senza mappe, mi rendo conto che c’è diversa gente che va per mare impreparata, senza adeguate pianificazioni e documentazioni delle rotte da intraprendere, senza supporti e materiali idonei.

Come detto all’inizio di questo paragrafo, per me è stata un’esperienza eccezionale. Pignolo come sono sulla sicurezza non è stato facile rimanere imbarcato su questa barca, ma se non lo avessi fatto non avrei vissuto determinati eventi o visto alcune cose che mi hanno permesso di crescere tecnicamente. Sicuramente la prossima avventura la affronterò in modo differente e anche se un amico o un conoscente mi garantirà che la barca e le sue dotazioni sono a posto, non mi fiderò più e le verificherò accuratamente di persona.

Da quest’esperienza ho preso pure lo spunto per preparare ed organizzare nel 2019 dei corsi in aula sulla preparazione della barca e la navigazione in sicurezza, portando le mie esperienze dirette. Per chi fosse interessato è possibile fare una preiscrizione senza impegno qui

Leggi gli altri articoli sulla Martinica e la TRANSAT da Ovest a Est.
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Ultimo aggiornamento: Dic 10, 2018 @ 13:26

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About Author

Libero professionista nel web design e nella consulenza informatica (LALU Solutions), appassionato di vela e amante delle vacanze un po’ fuori dal comune. Possiedo la patente d’altura senza limiti e finora ho navigato in Patagonia (Capo Horn e Canale di Beagle), nel Canale della Manica (Bretagna e Inghilterra), nel Mediterraneo (Adriatico, Tirreno, Ionio, Baleari, Alboran), nello Stretto di Gibilterra, alle Canarie e la TRANSAT dalla Martinica a Gibiliterra. La mia ultima esperienza mi ha portato nel mare della Tasmania e nell'Oceano Indiano, navigando da Whangarei in Nuova Zelanda su lungo la costa est dell'Australia fino a Darwin, da dove ho continuato per Cocos Islands arrivando a Mauritius. La vela mi permette di praticare altre due grandi passioni: viaggiare e fotografare. La strada è lunga e sicuramente non semplice, ma a piccoli passi sto cercando di raggiungere il mio obiettivo: riuscire ad acquistare una barca a vela e partire alla scoperta del mondo via mare.

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