Trovare la barca giusta

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Mi rendo sempre più conto che trovare la barca giusta è un processo molto lungo dove spesso e volentieri le barche costruite in serie non corrispondono alle proprie aspettative. Sono passati alcuni mesi dal mio ultimo articolo, nel frattempo ho vagliato alcune possibilità e ho conosciuto delle persone che mi hanno permesso di capire meglio cosa necessito veramente.

Non lo nego, parlando di barche costruite in serie non riesco a togliermi di testa cantieri come Hallberg Rassy, Najad, Amel o simili. Tutti nomi conosciuti per le loro qualità di costruzione, ma che chiaramente sono molto cari. Ho deciso quindi di approfondire l’aspetto dell’autocostruzione, partendo dai disegni di Dudley Dix. Dix è un noto progettista di barche con il quale ho avuto modo di scambiare diversi mail, sempre molto disponibile. Nel suo catalogo si trovano barche di tutte le grandezze, da costruire prevalentemente con compensato marino/epossidica, in alluminio o acciaio.

Inizialmente ho guardato il modello Didi 40cr, da costruire con il compensato marino e la resina epossidica, metodo di costruzione che rende la barca solida e leggera come visto negli articoli precedenti. Il budget previsto senza le apparecchiature elettroniche è di ca. CHF 70’000.-, diluiti su circa 5 anni di lavoro.

Sorge però un problema: la resina può essere lavorata dai 10-15 gradi in su, il che implica dover lavorare in un capannone per poter portare avanti il progetto anche in inverno. C’è chi lavora all’esterno, magari nel giardino di casa, ma diventa abbastanza uno sbattimento a mio parere in quanto si deve montare un capannone con dei teloni e scaldare con le stufe elettriche oppure coprire le zone trattate con delle coperte elettriche. Inoltre, il legno non deve avere più del 12% di umidità al momento dell’applicazione della resina. Chiedo un po’ in giro per individuare un capannone, ma mi rendo conto ben presto che trovarne uno nella mia zona è praticamente impossibile: abitando vicino al lago, i capannoni presenti sono per lo più utilizzati da aziende o da cantieri che affittano gli spazi per depositare le barche in inverno. Anche trovarne uno libero, il suo affitto sarebbe impossibile.

Mi butto quindi ad approfondire l’autocostruzione in alluminio, visto che questo materiale è lavorabile anche all’esterno e sarebbe necessario solo un piccolo locale per depositare gli attrezzi e la disponibilità di corrente per utilizzare gli utensili. Le offerte di spazi per poter lavorare sono già arrivate e a costi veramente interessanti!

Provo allora a guardare alcuni modelli in alluminio di Dix, ma il progetto più piccolo è un 43 piedi. Molto bello, ma se prendo i miei requisiti fissati inizialmente, stiamo parlando di 9 piedi in più rispetto a quello che avevo previsto, il che vuol dire più o meno raddoppiare il costo.

Certo, perché chiaramente il motore dovrà essere più grande, l’attrezzatura pure, come le cime, i winch, l’albero, le vele, l’ancora fino ad arrivare anche alla sezione dei cavi dell’impianto elettrico, in quanto dovendo posare più metri, questa dev’essere maggiorata. Avendo poi più spazio si tenderà ad installare maggiori comodità aumentando anche il consumo di corrente, con la conseguenza che si dovrà mettere della batterie di capacità maggiore.

Poco tempo fa ho conosciuto Edgar, un velista e costruttore d’imbarcazioni che abita nella mia zona: alle sue spalle la costruzione di una barca a vela da 20 metri in acciaio, mentre ora sta costruendo un catamarano in alluminio da 21 metri di lunghezza e 12 di larghezza. Ho avuto modo di trovarmi con lui una sera per scambiare qualche idea.

È stata una serata molto istruttiva, ecco qualche spunto che è saltato fuori:

  • pensando al trasporto dal Ticino al mar Mediterraneo (Genova ?), scegliere un’imbarcazione non troppo grande, possibilmente con un baglio massimo di 3 metri che non necessita di autorizzazioni particolari. Al di sopra di questa larghezza diventa un trasporto eccezionale, quindi con maggiori costi. Questo punto sarà comunque difficile rispettarlo. (Nel frattempo ho verificato, il limite è di 2,55 metri, quindi qualsiasi barca che scelgo sarà un trasporto eccezionale!)
  • il trasporto non deve superare i 4 metri d’altezza (barca + carrello). Questo è un aspetto importante, altrimenti non sposto più la barca !
  • la scelta di un barca non troppo grande permette di trovare più facilmente materiale d’occasione, come per esempio l’albero, il boma, winch, vele, …
  • una barca non troppo grande permette anche di risparmiare durante il viaggio, nei porti e nella manutenzione
  • una barca modesta, di piccole dimensioni passa molto più inosservata. Questo aspetto è importante navigando in alcune zone del mondo.
  • valutare se costruirla oppure cercare su internet qualche progetto abbandonato, acquistando lo scafo già costruito
  • Edgar mi ha consigliato di prendere in considerazione i progetti di Reinke

Al momento attuale sto approfondendo i seguenti progetti:

  • Van de Stadt 34 -> stadtdesign.com
  • Reinke 10M o S10 -> reinke-yacht.de
  • Kiribati 36 -> yachtdesign.com.br
  • Mercator 105.2 -> fr-lucas.com

Van de Stadt 34
Lo studio di progettazione Van de Stadt ha una reputazione molto buona e so che non sbaglierei nella scelta. Inoltre è uno studio di progettazione composto da più persone e questa è una garanzia che ci sarà una continuazione nel know-how anche nel futuro, fattore che darà più valore alla barca qual’ora un giorno volessi venderla.

Reinke 10M o S10
I progetti di Reinke sembrano anch’essi molto interessanti ed hanno una buonissima reputazione per la qualità e le perfomance delle sue barche. C’è poi l’aspetto della doppia chiglia, che permette di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili con la singola chiglia. Ci sono però due punti che mi lasciano perplesso su quest’ultimo progettista: la maggior parte della documentazione è in tedesco, lingua per me assai indecifrabile. Il secondo punto è che il progettista è passato a vita migliore qualche anno fa e la vendita dei progetti la sta portando avanti il figlio: avrà anche lui le conoscenze per seguire e consigliare gli autocostruttori ? Quale continuità potrà esserci in futuro per quanto riguarda il supporto ?
Resta comunque uno dei progettisti più interessanti.

Kiribati 36
Questo nuovo modello del progettista Roberto Barros è un evoluzione del suo precedente MC 36 SK. Kiribati 36 è concepito partendo da questo vecchio modello, apportando migliorie acquisite in 10 anni e 25’000 miglia nautiche di navigazione. Sicuramente è un sinonimo di qualità. Particolari interessanti di questo modello sono la possibilità di retrarre la chiglia, permettendo di andare in luoghi altrimenti inaccessibili. Inoltre, ha dei serbatoi molto capienti: 410 litri per il diesel e 476 litri per l’acqua.

Mercator 105.2
Progetto realizzato dal noto progettista francese François Lucas, è un’imbarcazione studiata per la navigazione d’altura e per passare lunghi periodo in mare aperto. Anche questa barca ha la doppia chiglia e può avere un carico di 2 tonnellate. Il prezzo della licenza di costruzione è più cara rispetto agli altri progetti ed il supporto del progettista si limita solo all’interpretazione dei piani. Rispetto agli altri progettisti, il costo della licenza include anche i files DXF per tagliare l’alluminio.

Intanto ho ordinato i “study plans” del VdS 34, ora sto riflettendo se ordinare quelli del Kiribati 36.

I progetti finali del Kiribati sono veramente a buon mercato rispetto agli altri, ma i “study plans” sono più cari.

Alcuni progettisti passati in rassegna:

www.dixdesign.com
www.yachtdesign.com.br
www.reinke-yacht.de
www.fr-lucas.com
www.stadtdesign.com
www.bruceroberts.com
www.ganleyyachts.co.nz
www.tedbrewer.com
www.jfandre.com
www.dujardin-icofrance.com

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About Author

Libero professionista nel web design e nella consulenza informatica (LALU Solutions), appassionato di vela e amante delle vacanze un po’ fuori dal comune. Possiedo la patente d’altura senza limiti e finora ho navigato in Patagonia (Capo Horn e Canale di Beagle), nel Canale della Manica (Bretagna e Inghilterra), nel Mediterraneo (Adriatico, Tirreno, Ionio, Baleari, Alboran), nello Stretto di Gibilterra, alle Canarie e la TRANSAT dalla Martinica a Gibiliterra. La mia ultima esperienza mi ha portato nel mare della Tasmania e nell'Oceano Indiano, navigando da Whangarei in Nuova Zelanda su lungo la costa est dell'Australia fino a Darwin, da dove ho continuato per Cocos Islands arrivando a Mauritius. La vela mi permette di praticare altre due grandi passioni: viaggiare e fotografare. La strada è lunga e sicuramente non semplice, ma a piccoli passi sto cercando di raggiungere il mio obiettivo: riuscire ad acquistare una barca a vela e partire alla scoperta del mondo via mare.

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