Grand Soleil 39 (Alain Jezequel) – Cantiere Del Pardo

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Nato dalla matita di Alain Jezequel, il Grand Soleil 39 era anche soprannominato “spaghetti swan” per via di quelle linee che si ispiravano ai classici modelli del cantiere finlandese, Ma non si tratta solo di apparenza, c’è anche una gran parte di sostanza. Difatti è una barca sana, marina e duratura, tanto che è considerata una delle barche più riuscite del cantiere italiano in quegli anni. 

Il Grand Soleil 39 firmato da Alain Jezequel

Il disegno della barca venne affidato all’asso dei crociera veloci Alain Jezequel, che per il Cantiere Del Pardo firmò barche di grandissimo successo, mentre gli interni vennero affidati a Giorgio Zagatti e la coperta a Giorgio Macchi. Il Grand Soleil 39, prodotto dal 1984 al 1990, venne costruito in laminato pieno (stratificato a mano) e coperta in sandwich di balsa mentre la rigidità dello scafo venne affidata da un ragno di madieri (di notevole spessore) costruito a scafo finito e poi assemblato. Le paratie sono strutturali. Tutte caratteristiche che  rendono la barca in grado di affrontare con decisione anche condizioni di mare impegnative.

La silohuette e il piano coperta

La silhouette è tipicamente classica con murate svasate, slanci accentuati, un baglio massimo centrale che degrada repentinamente verso poppa e una carena con poca superficie bagnata, capace di far sviluppare a questo trentanove piedi buone velocità. Anche l’impostazione del piano di coperta si adatta perfettamente a una navigazione lunga molte miglia. La superficie è rivestita con antisdrucciolo pennellato a mano, ma si può trovare anche in teak (previsto come optional).

La tuga scompare a cuneo davanti all’albero, consentendo di creare l’altezza voluta all’interno, mantenendo nel contempo un profilo elegante. La tuga poco accentuata e i passavanti molto larghi rendono facili gli spostamenti da poppa a prua, aiutati anche dai tienitibene in teak. Il pozzetto, un pò ristretto rispetto alle barche più recenti, è comunque confortevole e ben riparato dagli spruzzi.

Il layout originale delle manovre comprende 8 winch in pozzetto e raramente è stato modificato. I winch primari e secondari si trovano sui larghi paraonde laterali rivestiti di teak e due altri winch sono installati su ogni lato del tambuccio per controllare la scotta randa, il suo trasto posizionato sulla tuga e le borose. Un ulteriore winch self tailing si trova all’albero ed è pensato per la drizza randa e quella dello spinnaker. In alcuni casi il cantiere montò il trasto davanti alla timoneria, in modo tale da facilitarne la conduzione in solitario.

Il timone è fissato a un semi skeg, mentre la chiglia esiste nella versione in ghisa e piombo.

Il piano velico veniva proposto in tre versioni:

  • albero standard con due ordini di crocette perpendicolari e pinna in ghisa
  • albero maggiorato con due ordini di crocette perpendicolari e pinna in ghisa (versione più diffusa) o in piombo
  • supermaggiorato con tre ordini di crocette (3 esemplari) e pinna in piombo

Le prestazioni

Il Grand Soleil 39, oltre che bella esteticamente, è capace di ottime prestazioni in tutte le andature con vento medio a partire da 5 nodi. Una volta presa la velocità, la mantiene. Da tenere presente che quando si naviga alle portanti richiede però una una buona fisicità da parte dell’equipaggio. In condizioni di vento teso rivela la propria natura: la barca risulta leggera al timone in tutte le andature e il passaggio sull’onda rimane morbido, anche se la prua tende a entrare nell’onda bagnando la coperta.

Quando si riducono le vele, a causa della geometria del triangolo di prua, il grande genoa perde efficienza ed è quindi consigliato installare uno strallo volante per una trinchetta.

 

 

Gli interni

L’organizzazione degli interni del Grand Soleil 39 segue uno schema tradizionale e non presenta varianti: cucina a L a sinistra della discesa e carteggio sulla destra. Grazie al baglio dello scafo centrato che crea volumi importanti, questo permette di avere una zona della dinette composta da un divano a C e un’altro speculare dotato di tre sedute con tanto spazio disponibile dietro gli schienali. La buona luminosità del quadrato è garantita dalle finestrature laterali e dal passauomo posizionato a centro barca. Dal quadrato si ricavano 3 cuccette, una doppia sulla sinistra ed una singola sulla dritta (con telo antirollìo).

La cabina di prua ha una sezione piuttosto “magra”, per cui le dimensioni del letto triangolare non sono eccezionali. Le cabine di poppa sono invece asimmetriche. Quella a dritta è più ampia e ha un letto doppio, mentre quella a sinistra ha comunque due posti letto, ma a castello. Amata più dai bambini, un po meno dagli adulti.

Il mobilio è realizzato in teak con rifiniture in massello o lamellare curvato a 17 strati. Concepiti per essere vivibili mentre la barca è in navigazione, si fanno notare per l’assenza di spigoli, la possibilità di numerosi punti d’appoggio e la grande disponibilità di spazi per lo stivaggio.

Con un elica abbattibile Max Prop a 3 pale, la velocità di crociera a motore a 2000 rpm raggiunge ca. i 6 – 7 nodi, secondo le condizioni meteomarine.
La maggior parte ha montato un motore VOLVO, pochi invece il Perkins e si possono trovare versioni con linea d’asse o piede (sconsigliato). L’impianto elettrico ha un circuito indipendente per ogni utenza, utile a isolare eventuali problematiche durante i lunghi viaggi.

Caratteristiche tecniche del Grand Soleil 39

Cantiere: Cantiere Del Pardo, Italia
Progettista: Alain Jezequel
Prima costruzione: 1984
Matriale: VTR
Lunghezza f.t.: 12.50 m
Baglio massimo 3.76 m
Pescaggio: 1.90 m
Dislocamento: 8’300 Kg
Zavorra: 3’400 Kg
Superficie Velica: 84.40 mq
Motore: Perkins 49 HP o Volvo
Serbatoio acqua: 440 L suddivisa su due serbatoi collocati in posizione centrale
Serbatoio carburante: 120 L (le schede disponibili in rete parlano di 200L, ma sembra non esser corretto)
Cabine: 3 ciascuna con armadio e proprio oblò/ passauomo Goiot con telo oscurante.
Bagni: 2 con acqua dolce calda e fredda, di cui uno completo con doccia e pompa elettrica di recupero (più altra doccia in pozzetto), collocati uno per ogni lato della barca per permetterne l’uso in navigazione di bolina su ambedue le mure.

Grand Soleil 39 piano velico e layout

Ulteriori informazioni

Pubblicando una richiesta d’informazioni su un gruppo di Facebook, il perito Davide Zerbinati ha partecipato alla discussione precisando alcuni punti. Riporto qui i suoi interventi:

I Grand Soleil 39 nascono in 3 versioni, standard con pinna in ghisa, maggiorato con pinna in ghisa (il più diffuso), maggiorato con pinna in piombo e supermaggiorato 3 crocette (3 esemplari) con pinna piombo, inoltre solo 5 furono costruiti in unidirezionali e rinforzati maggiormente. È una barca che cammina e va bene sia di bolina che di poppa, ha un bordo libero basso ed è un po’ bagnatina a prua. Ci ho navigato parecchio e ne ho periziato circa una ventina.

Se ha il teak , è avvitato ed in genere hai infiltrazioni nella balsa, puoi avere anche della delaminazione sulla prua zona osteriggio- albero. A volte ci sono infiltrazioni dai rivetti sotto la falchetta. Timoneria sensibile e discretamente accessibile, finitura interni buona. Il motore invece soffre di raffreddamento e anche qui vi sono versioni con asse e piede, non consigliabile. La maggior parte ha VOLVO, pochi hanno Perkins Prima. La struttura è controstampata e fazzolettata, la paratia maestra imbullonata al madiere albero, passante e con valvolina per scarico acqua. Se ha preso colpi in genere trovi crepe su mobile cucina e scollaggio parte poppiera controstampo, nei caso gravi quando metti in secca la parte poppiera della deriva rientra… insomma era un Best seller fino a 7-8 anni fa e lo pagavo anche 80mila, oggi si compra tra i 35 e 50.

Per quanto riguarda l’osmosi:

… alcune l’avevano, altre no, nelle ultime il cantiere metteva 3 mani di West System. Lo stato è stato mediamente embrionale come profondità delle bolle.

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About Author

Consulente informatico, appassionato di vela e amante delle vacanze un po’ fuori dal comune. Possiedo la patente d’altura senza limiti e ho navigato in Patagonia (Capo Horn e Canale di Beagle), nel Canale della Manica (Bretagna e Inghilterra), nel Mediterraneo (Adriatico, Tirreno, Ionio, Baleari, Alboran), nello Stretto di Gibilterra, alle Canarie e la TRANSAT Martinica-Azzorre-Gibilterra. La vela mi permette di praticare altre due grandi passioni: viaggiare e fotografare. La strada è lunga e sicuramente non semplice, ma a piccoli passi sto cercando di raggiungere il mio obiettivo: riuscire ad acquistare una barca a vela e partire alla scoperta del mondo via mare.

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